La lettera inviata dal Governo alla UE mercoledì scorso è stata accolta positivamente sia dalle istituzioni europee, sia dai mercati. In effetti, ieri Milano ha chiuso con un bel +5.49%.
Tuttavia oggi si è registrato un -1.78% (la peggiore prestazione tra i principali listini europei). Secondo chi scrive, ma è ipotesi diffusa, proprio la lettera inviata a Bruxelles sarebbe la causa principale della chiusura in rosso odierna: se da un lato le proposte italiane sono state benviste in sede europea (tanto che pochi minuti dopo la consegna del testo, il premier polacco le considerava "molto buone"), dall'altro dopo due giorni i mercati hanno dato prova di non confidare troppo nelle possibilità dell'attuale Governo italiano nel mantenere gli impegni presi. Cosa del resto condivisibile, almeno secondo me, data la debolezza di unesecutivo che da ormai un anno poggia su una trentina di parlamentari dall'opinabile reputazione (i cosiddetti Responsabili, mah...) e che ha perso ben 92 volte in votazioni su mozioni presentate alla camera.
Insomma, come direbbero gli amici d'oltremanica, dear Silvio, time to go...
venerdì 28 ottobre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
Gli zimbelli d'Europa
Ho scelto per questo nuovo post un titolo volutamente provocatorio, ma, purtroppo, realistico allo stesso tempo.
Sto pensando infatti alle risatine di Sarkozy e Merkel dello scorso sabato, risatine sorte quando una giornalista ha chiesto ai due leader cosa pensassero delle rassicurazioni fornite dal governo Berlusconi riguardo le riforme economiche strutturali richieste dalla BCE. Un tema tra i più importanti è quello delle pensioni (si sta pensando di alzare l'età pensionabile a 67 anni) e l'importanza e la necessità di cambiamenti nell'economia è avvertita anche dai mercati, tanto che per l'intera mattinata il FTSE-MIB non ha subito variazioni.
Sulle pensioni stiamo avendo un grande scontro in seno al Governo stesso, dato che Bossi si è duramente opposto all'ipotesi succitata (e il suo risentimento è aumentato quando gli hanno fatto notare che sua moglie è in pensione da quando aveva 39 anni). Dunque, operare riforme nel settore pensionistico sarà assai difficile: da un lato, il Pdl è ostacolato dall'opposizione del leader leghista, dall'altro, vari esponenti del Pd si oppongono all'idea di "far cassa con le pensioni" (senza pensare di usare invece quel denaro per operare investimenti per la crescita del Paese).
Il più grande problema italiano è l'elevato debito pubblico, maggiore rispetto al nostro pil. Il punto di partenza è questo: l'Italia ha come obbiettivo il mantenere il rapporto spesa pubblica/pil, indicativamente, intorno al 45% (nei Paesi UE si oscilla tra il 40 e il 50%). Dato che però il 15% è impiegato per pagare le pensioni, il 10% per la sanità pubblica e il 7,2% per gli interessi sul debito, rimane un misero 12,8% per coprire tutte le altre spese dello Stato (come la sicurezza). Pertanto saranno necessari interventi per ridurre il debito e dunque la spesa per interessi su di esso. Una via d'uscita? Dato che il rapporto debito pubblico/pil dipende a sua volta dal rapporto tra tasso d'interesse reale e tasso di crescita, sarà opportuno operare per migliorare la crescita con interventi strutturali.
Questa vuole essere una breve, ma, almeno nelle mie speranze, chiara osservazione sulla situazione economica italiana attuale. Ovviamente sono aperto a critiche e scambi d'opinione.
Sto pensando infatti alle risatine di Sarkozy e Merkel dello scorso sabato, risatine sorte quando una giornalista ha chiesto ai due leader cosa pensassero delle rassicurazioni fornite dal governo Berlusconi riguardo le riforme economiche strutturali richieste dalla BCE. Un tema tra i più importanti è quello delle pensioni (si sta pensando di alzare l'età pensionabile a 67 anni) e l'importanza e la necessità di cambiamenti nell'economia è avvertita anche dai mercati, tanto che per l'intera mattinata il FTSE-MIB non ha subito variazioni.
Sulle pensioni stiamo avendo un grande scontro in seno al Governo stesso, dato che Bossi si è duramente opposto all'ipotesi succitata (e il suo risentimento è aumentato quando gli hanno fatto notare che sua moglie è in pensione da quando aveva 39 anni). Dunque, operare riforme nel settore pensionistico sarà assai difficile: da un lato, il Pdl è ostacolato dall'opposizione del leader leghista, dall'altro, vari esponenti del Pd si oppongono all'idea di "far cassa con le pensioni" (senza pensare di usare invece quel denaro per operare investimenti per la crescita del Paese).
Il più grande problema italiano è l'elevato debito pubblico, maggiore rispetto al nostro pil. Il punto di partenza è questo: l'Italia ha come obbiettivo il mantenere il rapporto spesa pubblica/pil, indicativamente, intorno al 45% (nei Paesi UE si oscilla tra il 40 e il 50%). Dato che però il 15% è impiegato per pagare le pensioni, il 10% per la sanità pubblica e il 7,2% per gli interessi sul debito, rimane un misero 12,8% per coprire tutte le altre spese dello Stato (come la sicurezza). Pertanto saranno necessari interventi per ridurre il debito e dunque la spesa per interessi su di esso. Una via d'uscita? Dato che il rapporto debito pubblico/pil dipende a sua volta dal rapporto tra tasso d'interesse reale e tasso di crescita, sarà opportuno operare per migliorare la crescita con interventi strutturali.
Questa vuole essere una breve, ma, almeno nelle mie speranze, chiara osservazione sulla situazione economica italiana attuale. Ovviamente sono aperto a critiche e scambi d'opinione.
mercoledì 12 gennaio 2011
A reflection about "L'impero di Cindia" by F.Rampini
It was yesterday when I finished the reading of the book L'impero di Cindia by Federico Rampini, one of the most important Italian journalists (he has also teached at the universities of Berkeley and Shangai).
I find it is a good book: its main theme, as the Italian title suggests, is an analysis of China, India and of their great growth.
In the first part, it deals with the Indian world, explaining its democracy, the high quality of studies in the computer science sector, as well as the shame represented by the castes and the incredible contradicton of a country where in front of a modern university you can find pasturizing cows.
The other two parts of the book concern China, including its difficult relations with Japan. Also in this case the author does a deep analysis of the country: on the one hand, the incredible development of its industrial sector and the still increasing population; on the other hand, the problems and the faults of the communist regime, the child labour and the disparity among Hans, Tibetans and Uyghurs.
Despite all the problems, we can not deny the fact that those two nations will be the most important in this century. We can not continue ingnoring or undervaluing them, because in this way we will do nothing else but condemn ourselves and the future of our sons.
I find it is a good book: its main theme, as the Italian title suggests, is an analysis of China, India and of their great growth.
In the first part, it deals with the Indian world, explaining its democracy, the high quality of studies in the computer science sector, as well as the shame represented by the castes and the incredible contradicton of a country where in front of a modern university you can find pasturizing cows.
The other two parts of the book concern China, including its difficult relations with Japan. Also in this case the author does a deep analysis of the country: on the one hand, the incredible development of its industrial sector and the still increasing population; on the other hand, the problems and the faults of the communist regime, the child labour and the disparity among Hans, Tibetans and Uyghurs.
Despite all the problems, we can not deny the fact that those two nations will be the most important in this century. We can not continue ingnoring or undervaluing them, because in this way we will do nothing else but condemn ourselves and the future of our sons.
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